Comune frodato, cittadini truffati
Gli
amministratori comunali di Presenzano sono asini o fanno i furbi?
In
questi giorni me lo chiedo con insistenza mentre cerco di fare un resoconto dei
fatti notevoli del 2011.
Sfoglio
il blog a ritroso, post dietro post, da dicembre a gennaio, e questa domanda birichina
nasce spontanea: gli amministratori comunali di Presenzano sono imbecilli oppure
si comportano da birbanti?
Una
domanda spontanea e nello stesso tempo inattesa, in quanto il senso
finale di questi ultimi dodici mesi della nostra storia amministrativa ha una
gravità che mi stupisce.
DUE PROCURE
DELLA REPUBBLICA IN AZIONE
Oggi
finisce un anno ricco di spunti sul versante giudiziario, il Comune è stato
“attenzionato” da due Procure della Repubblica, quella di Cassino e quella di
Santa Maria Capua Vetere.
Tutti
e tre i depuratori comunali sono stati sequestrati da parte del nucleo
operativo ecologico dei carabinieri di Caserta su mandato della Procura della Repubblica
di Cassino.
Un’altra
inchiesta, questa volta della Procura della Repubblica di Santa Maria
Capua Vetere, con prove acquisite dai Nas di Caserta, ha condotto alla
richiesta di rinvio a giudizio per Francesco Mottola, titolare della coop Palmy, l’impresa che
gestisce il servizio di mensa scolastica a Presenzano.
QUATTRO
ANNI SULLE BARRICATE
Prima
di proseguire, permettetemi un breve passaggio auto-celebrativo, anche per
festeggiare il quarto anno di attività di “Monte Santa Croce”: solo grazie a
questo modesto spazio di resistenza online, le famiglie di Presenzano (le madri
e i padri degli studenti presenzanesi ) sono state informate di
questa inchiesta sull’impresa che ha gestito, e continua a gestire, la
mensa scolastica.
Le
famiglie sono state tenute all’oscuro di tutto per quattro mesi. Perché?
NULLA
SACCIO, NULLA VIDI, NULLA SENTII
Gli
amministratori comunali, per loro stessa ammissione, non ne sapevano nulla, neanche dopo la notifica degli atti giudiziari (datata 3 agosto
2011 ), giacché la segretaria comunale ha ritenuto non necessario
informare della vicenda il sindaco e gli assessori comunali.
I nostri
governanti non si erano accorti di nulla nemmeno per i depuratori: eppure circa
un anno prima, io stesso avevo definito “un pisciaturo”, l’impianto di San
Felice. Eppure nel dicembre 2010, la stessa minoranza aveva chiesto lumi sulle
eccessive spese di manutenzione durante un consiglio comunale che vide la
partecipazione del titolare della ditta Idea, al quale la maggioranza concesse
il “palcoscenico” per una maldestra esibizione nell’arte della guapperia.
Forse
il suono di questi ripetuti campanelli d’allarme è stato troppo flebile per
essere udito da orecchie ormai abituate a non sentire, tanto che l’arrivo dei
Noe per apporre i sigilli dell’autorità giudiziaria è stato accolto come lo
sbarco dei marziani sul pianeta Terra!
PALAZZI
DI GOVERNO E AULE DI GIUSTIZIA
Oltre
ad essere ignari, gli amministratori comunali hanno sbandierato la loro
“innocenza”, la loro estraneità alla vicenda depuratori sotto il profilo
penale. Il Comune è infatti parte lesa.
Ma è
sufficiente non aver ricevuto avvisi di garanzia per essere esenti da
colpe? Non credo: i protagonisti dei Palazzi di governo hanno delle
responsabilità anche se non frequentano i Palazzi di giustizia; responsabilità che non si cancellano per il semplice fatto di non
essere stati convocati in un’aula di tribunale.
E il
sistema degli appalti pubblici di un’istituzione municipale non può essere
coinvolto in ben due inchieste senza che ci sia perlomeno un concorso di
colpe nella catena di comando, sia politica che gestionale.
In
questo concorso di colpe, bisogna ricercare la quota di responsabilità da
attribuire agli attuali organi di governo, anche perché l’immagine dell’ente
locale ne risulta compromessa, senza considerare i danni ambientali (l’accusa
per la ditta Iovino è di non aver smaltito i fanghi) ed economici per la mensa
scolastica (Mottola è sotto inchiesta per frode nelle pubbliche forniture).
DIECI
DOMANDE PER LA CASTA LOCALE
Già
immagino il giudizio che sarà riservato a queste mie considerazioni conclusive: noi
oppositori siamo comunemente descritti
come persone che alimentano la cultura del sospetto e usano le denunce a scopo
politico.
Cari
lettori, devo confessare che io mi
ritrovo pienamente in queste definizioni che la casta esprime attraverso le formule
vuote del politichese.
Pertanto
ho deciso di vestire i panni del pubblico ministero e sottoporre la casta
locale ad un severo interrogatorio politico. Le domande saranno dieci e sono le
seguenti:
1. Quali comportamenti
“virtuosi” l’amministrazione comunale di Presenzano ha messo in campo per
scongiurare le frodi?
2. Gli uffici preposti hanno
esercitato la loro funzione di controllo?
3. E se non lo hanno fatto
lasciando accadere quello che è accaduto (sempre secondo le accuse delle due
Procure), perché i rappresentanti delle istituzioni lo hanno consentito?
4. Perché il sindaco e gli
assessori delegati non hanno censurato i ritardi nei controlli, biasimato le
negligenze, rimosso le incompetenze manifeste?
5. Il sindaco e gli assessori di
cosa si sono occupati in questi dodici mesi?
6. Hanno visto, non hanno visto
oppure hanno fatto finta di non vedere?
7. Perché non hanno visto anche
quando alcuni di questi problemi, come i depuratori, sono stati segnalati dai
consiglieri di minoranza?
8. Se sono vittime della Palmy e
di Iovino, perché non si costituiscono parte civile, anche per evitare che la
Corte dei Conti apra una procedura per danno all’Erario?
9. Quali sono le relazioni tra apparato burocratico, organi politici ed
imprese?
10. E’
vero che la segreteria comunale non ha informato il sindaco sulla richiesta di
rinvio di giudizio per titolare della Palmy?
LE VERITA’ NASCOSTE
So
bene che queste domande non troveranno mai l’attenzione dell’amministrazione
comunale e quindi non mi attendo repliche né ufficiali né ufficiose.
Saranno delle domande senza risposte, ma non per questo meno efficaci. Anzi, la
loro forza consiste proprio nel fatto che ci sia qualcosa senza una spiegazione convincente.
D’altra
parte non è così difficile perseverare nell’arte della reticenza e
dell’omertà in queste nostre piccola comunità: le istituzioni non danno conto
del loro operato anche perché i cittadini non sono abituati a chiederne conto.
Tutto cade nel dimenticatoio, nella chiacchiera che confonde i torti e le
ragioni fino al prossimo appuntamento elettorale, poiché la politica si fa con
la calcolatrice e i cittadini sono delle cabine elettorali ambulanti.
Non
sono certo spiegazioni plausibili quelle che d’abitudine forniscono i massimi
rappresentanti delle istituzioni locali, i quali gonfiano il petto
per i pochi risultati positivi – spesso ottenuti grazie ad una buona dose di
fortuna e di opportunismo -, mentre fanno spallucce ogni qualvolta
dovrebbero dare i dovuti chiarimenti al popolo degli amministrati.
I massimi
rappresentanti delle istituzioni locali vorrebbero far credere al popolo
presenzanese che qui siamo a Roma; e che nell’amministrazione quotidiana di una
di così grande ed importante municipalità, pur volendolo, non si può tenere
sotto controllo tutto quello che avviene negli uffici ed essere informati sui
comportamenti non virtuosi delle imprese affidatarie di appalti pubblici.
Il
problema è che qui non siamo a Roma, siamo a Presenzano. E presso la residenza
municipale del paese con i soldi dell’Enel, ci sono quattro ufficetti e un
sindaco pensionato ed accentratore presente 24 ore su 24; ci sono consiglieri
comunali pensionati ed assessori semi-pensionati che stazionano perennemente
nella stanze del palazzo di governo locale, andando a ficcare il naso anche, e
in particolar modo, dove non dovrebbero: e ci sono pure altri personaggi
reclutati di recente che non si capisce a che titolo e con quale compito
siedano dietro scrivanie e computer in dotazione all’ente locale.
Insomma,
se tutte queste persone che da circa quindici anni passano la maggior parte
della giornata in Comune non hanno il minimo sentore di quello che accade ai
danni del Palazzo, soltanto due possono
essere le spiegazioni: l’asineria oppure la furberia.
COGITO ERGO SUM
Siamo
così ritornati alla domanda iniziale: gli amministratori comunali di Presenzano
sono asini o fanno i furbi?
Io sono
fermamente convinto dell’esistenza degli imbecilli. Sono pure arciconvinto che
non pochi a Presenzano meriterebbero questo appellativo.
Però
non credo all’esistenza degli sciocchi in politica; anzi, più si utilizza il
criterio della stupidità per interpretare le azioni dei potenti, più ci si
allontana dalla comprensione della reale sostanza del potere.
Queste
mie ferme convinzioni personali mi porterebbero a dare una risposta ben precisa
al quesito iniziale. Ma non lo farò, convinto come sono che saprete trovare la
risposta esatta facendo buon uso della vostra intelligenza. Io voglio aggiungere
solo un’ultima cosa: se gli amministratori comunali sono asini, non possono
stare dove stanno; se fanno i furbi, invece, non solo non possono stare dove
stanno, ma dovrebbero stare da qualche altra parte…
Cari
onorevoli, ministri e sottosegretari,
siamo
così giunti alla conclusione di questo ultimo post dell’anno. Vi saluto
affettuosamente, augurandovi, anche per il 2012, di essere sempre liberi di
pensare e… di rispondere.














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