«Non voglio lasciare in strada un uomo, senza far nulla per
lui, per poi dover leggere su qualche giornale la sua triste fine, la mia
coscienza non me lo permette».
Lo scorso 18 febbraio nel Pronto soccorso dell’ospedale S.S. Rosario di Venafro, un
medico, il dottor Antonio De Matteis di Galluccio, l’assistente
sociale ed altri operatori insieme alla Croce Rossa, hanno compiuto un atto di
pura umanità e professionalità nei confronti di Orazio. Orazio è un uomo senza
fissa dimora che vaga per l’Italia da 4 anni,e finalmente ieri dopo tanto tempo
sono riusciti a trovare per lui una dimora “protetta”, presso la Casa della
Carità a Cassino.
Quasi tutti ci aspettiamo che l’assistenza a persone
svantaggiate, senza fissa dimora e con problemi psichiatrici sia effettuata
quasi in maniera automatica, secondo protocolli e buon senso. Ebbene non è così
semplice, da un lato ci si trova a dover curare fisicamente e materialmente l’utente,
dall’altro c’è il rispetto della legge 13 Maggio 1978, n.180 (legge Basaglia)…
che sancisce la volontà del paziente stesso di scegliere se farsi curare o
meno.L’articolo 2 recita: «…la proposta di trattamento sanitario obbligatorio
può prevedere che le cure vengano
prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni
psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengono accettati
dall’infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di
adottare tempestive ed idonee misure
sanitarie extra ospedaliere ».
Pazienti, utenti, persone, con malattie psichiatriche anche
gravi, devono scegliere per loro stessi
se accettare o meno la cura. A volte devono scegliere se fermarsi in un
ospedale o se girovagare senza meta dormendo sotto ponti o presso stazioni
ferroviarie esposti a pericoli e intemperie. Ecco, sembra quasi un controsenso:
da un lato c’è il rispetto della volontà del paziente, dall’altra la sua
incolumità fisica e mentale. Deontologicamente si avverte questa discrepanza
tra attuare un TSO (trattamento sanitario obbligatorio) e quindi salvaguardare
la salute del paziente, dall’altro rispettare anche la volontà di non farsi
curare. Bisogna tenere presente che molti utenti, anche psichiatrici, non
distinguono ciò che è bene da ciò che è male per loro; molte volte anche noi
pazienti “normali”abbiamo serie difficoltà nello scegliere le cure adatte. Il
punto sta nel fatto che un utente con capacità cognitive “normali”, spesso si
lascia consigliare dal medico che prescrive ciò che è meglio… Credo che valga,
rispetto alla bilancia legale, il criterio del buon senso rispetto a quello
della norma. Molte volte capita che si lascino andare questi utenti…trovando
nella “Chimera della libertà e volontà”…la risposta a mancate azioni di tutela
dovute alle sempre più scarse risorse
economiche, dove il prodotto di questa politica, genera, appena fuori dalla
nostra porta, “Gli invisibili” della società… (Monica Lautieri)
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